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Scienza

Che fine fanno i nostri primi ricordi

Ti ricordi dov´eri quando hai detto la prima parola? E che stagione era quando hai fatto il primo passo?…Non te lo ricordi, vero? È normale…

Il motivo per cui non riusciamo a ricordare i primi anni di vita è un mistero che incuriosisce gli scienziati da più di un secolo. Questo è infatti un tema davvero interessante, perché per quanto possiamo concentrarci e ripensare, il nostro primo ricordo non sarà mai legato ai primissimi anni della nostra vita, tra 0 e 3 anni circa.

Perché? Abbiamo cancellato tutto? Eravamo troppo piccoli e il nostro cervello troppo immaturo per ricordare?

Che fine fanno i nostri primi ricordi?

È una domanda che ha fortemente attirato l’attenzione della comunità scientifica fin dal tardo 1800 ma è con Freud che trova la definizione che conosciamo anche oggi, “amnesia infantile”. 

Vediamo di capire bene…

I RICORDI SI FORMANO?

Questo dubbio nasceva dalla considerazione che nei primi anni di vita il linguaggio, il senso del sé, ed anche la capacità di differenziare se stesso dagli altri, (per esempio. se a me non piacciono i broccoli non vuol dire che a tutti non piacciono i broccoli), non sono completi e definiti. 

Ma una svolta importante arrivò intorno alla metà del 1900: si scoprí, infatti, che questo fenomeno non avviene solo nel genere umano ma anche negli animali, in particolare nei topi e ratti, grazie all´esperimento portato avanti nel laboratorio di Byron Campbell a Princeton, negli Stati Uniti. Campbell mise un giovane topo in una camera speciale, diversa da quella in cui viveva normalmente, ed in questa camera gli presentò uno stimolo sensoriale. Il giorno dopo osservò che quando il topo veniva rimesso in questa camera, aveva la stessa reazione del giorno precedente, ma non aveva invece nessuna reazione se il topo veniva rimesso nella stessa camera dopo più tempo. Questo dimostrò che il ricordo legato alla prima esperienza si era formato, perché il topo il giorno dopo ricordava e reagiva, ma questo ricordo veniva perso dopo un pò di tempo. 

IN QUALE AREA DEL CERVELLO VENGONO GESTITI I RICORDI?

Intorno agli anni ´50 un paziente di nome Henry Molaison soffriva di gravi crisi epilettiche; a causa di queste crisi, gli venne asportata la zona del cervello chiamata lobo temporale mediale. Queste sono due aree simmetriche, e si trovano tra le tempie, le orecchie e la parte adiacente alle orecchie. È l´area dove ha sede, tra gli altri, anche l´ippocampo, importante per la formazione della memoria e per muoverci nello spazio. In seguito all´asportazione di questa zona, questo paziente non riusciva più a formare ricordi a lungo termine. Molaison non aveva perso però la capacità di memorizzare nuove abilità, come succede ai bambini: camminare, parlare, mangiare, perché l´apprendimento di queste abilità e i ricordi della vita di ogni giorno vengono processati da diverse zone del cervello.

Il caso di Henry Molaison ha rivoluzionato la conoscenza dell´organizzazione della memoria e ha dato un contributo determinante alle indagini scientifiche future. 

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Sezione del lobo temporale con la corteccia entorinale (in alto) e l´ippocampo (in basso)
LE ULTIME SCOPERTE…

Grazie al forte avanzamento tecnologico nelle neuroscienze, e allo sviluppo dell’ingegneria genetica, ora è possibile fare esperimenti che sfiorano l´incredibile e che hanno permesso di scoprire dati interessanti legati alla memoria. Tra questi ad esempio: utilizzando una tecnica ben precisa, l’optogenetica, i ricercatori iniettano delle specifiche proteine all´interno di alcuni neuroni di alcuni topi e con un laser riescono ad  “accendere” o “spegnere” questi neuroni, controllandone l´attività e riuscendo cosi ad attivare la memoria in un contesto che altrimenti non verrebbe riattivata. Grazie a questa nuova tecnica, il gruppo di Paul Frankland a Toronto, in Canada, ha scoperto che i ricordi legati ai primi anni della nostra vita non solo si creano, durante l’infanzia, ma rimangono all´interno del nostro cervello fino all’età adulta, diventano semplicemente inaccessibili. 

La ragione per cui il cervello mantiene queste ricordi ma li rende inaccessibili è ancora un mistero, ma è proprio quello che ora la scienza vuole andare a scoprire.

 

Questo video mostra alcuni neuroni che si attivano…

 

P.S:  Se sei curioso e vuoi saperne di più, puoi visitare il sito www.donatolab.com. È a lui, infatti che va un grazie speciale per la foto, il video e per avermi aiutato a scrivere questo post.

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