No dei bambini
Educazione,  Formazione

Capire e rispettare i “NO!” dei bambini

Spesso ci rendiamo conto che la difficoltà più grande, sia per i bambini che per gli adulti che gli sono accanto, è quella legata al rispetto dei “limiti”, all’osservanza dei “no!”.

A volte quella ribellione ad ogni limite, tanto espressiva da sembrare un capriccio, ha l’aspetto di una sfida, tanto da creare frustrazione e smarrimento negli adulti, rabbia e confusione nei bambini.

Ma e’ proprio allora che, dopo aver valutato la risposta migliore da dare in questi momenti, credo sia importante comprendere le ragioni dietro alla sfida, per

 

CAPIRE E RISPETTARE I “NO!” DEI BAMBINI

 

 

Il bambino sta cambiando, sta crescendo

Il momento in cui possiamo notare maggiormente questo cambiamento nel bambino e’ legato alla fase di sviluppo che va dai 18 mesi ai 3 anni circa. Sono i “terrible two”, i terribili due anni, un nome che da solo indica l’intensità di questa fase, caratterizzata proprio da capricci, urla, e tanti no.

Ma dietro a questo comportamento incomprensibile c’è un momento delicato di crescita. Il bambino, infatti, sta diventando una persona. E quell’opposizione, quei no, servono a percepirsi come essere distinto dagli adulti che gli stanno accanto, e a creare una propria identità.

Ecco perché i no vanno ascoltati e rispettati, in modo da riuscire a capire quali di questi  “no!” vanno gestiti e contenuti, e quali invece vanno accettati o addirittura incoraggiati.

 

Clock for 2 years old

 

I diversi tipi di “No!”

Ci sono i “no” che nascono da un’incapacità obiettiva del bambino di valutare la situazione, o il pericolo, o anche dall’incapacità di gestire le proprie emozioni. Per esempio, questi sono i ”no!” di quanto si deve andare all’asilo, o tornare a casa, o mettersi il cappotto. Questi sono i “no!” che richiedono dei “limiti”, che non hanno bisogno di trattative, e che il bambino deve imparare ad accettare.

Ci sono altri “no!”, invece, che sono frutto di un bisogno personale, di un desiderio giusto e sacrosanto, di un gusto soggettivo. Questi sono, ad esempio, i “no!” di quando un bambino non vuole partecipare ad un gioco o ad un’attività, di quando non vuole parlare o al contrario, di quando non vuole stare da solo. Questi “no!” vanno rispettati, vanno accolti anche quando sembrano incomprensibili a noi adulti. 

Questo non vuol dire essere passivi di fronte alla personalita’ del bambino: in alcuni casi, possiamo guidarlo verso un percorso che lo aiuti a capire e valutare le proprie scelte, ma sempre nel rispetto dell’unicità e della personalità di ogni bambino!

 

No dei bambini

 

Mostrare rispetto per ciò che il bambino sceglie e decide lo aiuterà a diventare un adulto più consapevole dei propri bisogni, dei propri desideri e delle proprie necessità. E una persona piu’ rispettosa dei limiti, sia propri che di quelli degli altri. 

Ascoltare, capire e accettare le emozioni, le scelte e l’identità di un bambino vuol dire anche ascoltare, capire e accettare se stessi, ed è questo che a volte rende tutto più difficile. Perché crescere è una cosa meravigliosa, ma senza dubbio e’ un percorso che non ci risparmia nessuna fatica!!

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