Adottare un bambino
Educazione,  Esperienze,  Famiglia

Adottare un bambino: un salto nel…sole

Adottare un bambino vuol dire accogliere nella sua nuova famiglia, il bagaglio che porta con sé. Un bagaglio pieno di tante cose: esperienze, emozioni, domande e a volte ferite, dubbi, e paure. 

Quindici anni fa, nell’asilo dove lavoravo, entrava nella mia classe , un bambino di un anno, col suo orsacchiotto “Otto” da cui non si separava neanche un secondo. Da allora con lui e con la sua famiglia si è creato un rapporto bellissimo che dura anche a distanza di tanti anni.

Ho chiesto alla sua mamma Laura di raccontarci la sua esperienza con l’adozione dei suoi due bimbi. Ho chiesto a lei per la stima e la fiducia che ho.

Spero che questa condivisione possa essere di aiuto a quanti si preparano ad accogliere un bimbo, italiano o straniero che sia. Ma anche a quanti stanno già vivendo quest’avventura e hanno voglia e bisogno di un confronto.

 

ADOTTARE UN BAMBINO: UN SALTO NEL…SOLE

 

Mi sono sposata a 30 anni. Avrei voluto una famiglia numerosa. Dopo tre anni di matrimonio Carlo ed io non avevamo avuto ancora bambini ed allora è venuto spontaneo dire “Beh allora si adotta subito senza aspettare!”. Si perché adottare un bambino era un nostro pallino fisso, un passo che avremmo comunque fatto anche se avessimo avuto figli biologici (non figli nostri ma figli biologici perché i figli dovunque arrivino saranno sempre nostri!) 

Toglietevi dalla testa che l’adozione sia un atto di  beneficienza (per quella c’è il sostegno a distanza) … l’adozione è un semplice atto egoistico di amore, un atto per avere una famiglia, un atto che, se fatto con il cuore, è identico a quello procreativo. 

Bisogna esserci portati, ecco tutto. Come qualsiasi cammino che si intraprende, anche questo ha mille tortuosità. Ma se è vero che “il parto (dicono) è il dolore fisico più acuto che si possa sopportare” (ma si rifà) così l’adozione è estenuante e psicologicamente dolorosa ma è come mangiare ciliegie: una tira l’altra. 

 

Una cosa è fondamentale...

…il coraggio. Dovrete essere coraggiosi a superare gli ostacoli burocratici, i dubbi di amici e parenti, dovrete gestire le emozioni che vi sovrasteranno quando sentirete i racconti terribili e fantastici di altre coppie. Informatevi tanto, leggete, scoprite forum, conoscete persone come voi, andate a parlare il più possibile con persone competenti di centri per l’adozione … tutto fa brodo: a volte vi sentirete sconfitti, a volte in mezzo alle stelle, ma ricordatevi che il cammino dell’adozione dura tutta la vita di vostro figlio e non finisce con la nascita. 

Lo dovrete accompagnare e sostenere, far capire a lui e agli altri  che “adottato” non vuol dire “diverso”: il figlio è figlio e basta. Ma non nascondete mai la sua origine: essa deve diventare un punto di partenza e di grande orgoglio, non qualcosa che fa paura e da denigrare. Su questo punto ci tengo molto. Io ho due figli, tutte e due provenienti dalla Colombia: “fratelli?”, mi domandano sempre! “Certo! Che domande! Sono i miei figli!”. 

Ogni figlio ha una sua personalità, ma vedrete quanto, con il passare del tempo, assomiglieranno sempre di più a voi e alla vostra famiglia! Loro saranno i vostri prolungamenti, saranno quello che avrete saputo insegnare loro, le vostre parole, i vostri gesti, i vostri pensieri. Se vi chiederanno mai chi fossero i loro genitori biologici? Certo che lo faranno! Non sono stupidi …. E non è da nascondere il fatto che loro sono nati dalla cicogna come qualunque altro bambino. 

Vi racconto un breve aneddoto di quando mio figlio primogenito frequentava la scuola materna. In classe si parlava della nascita dei bambini dal ventre materno (considerate che a scuola si parlerà sempre delle madri biologiche, sempre!!); io gli dissi che lui non era nato dalla mia pancia ma dal mio cuore (n.d.a. bellissimo libro)…. Lui andò in giro dai suoi compagni dandosi un sacco di arie perché loro erano nati solo dalla pancia mentre lui dal cuore, e quindi era molto più importante: tutte le mamme mi telefonarono facendosi un sacco di risate perché i loro figli erano arrabbiati con loro.

 

Adottare un bambino

 

Con gli anni le domande si faranno sempre più serie, fino a domandarsi quanto potessero essere cattivi i genitori biologici. (Nel caso in specie i genitori sono sempre genitori e la nascita è comunque un atto di amore: il fatto che loro siano nati ha permesso a noi di avere una famiglia, e non bisogna mai prendere una posizione di contrasto con chi li ha generati) 

Non vi abbattete mai! Voi siete i genitori veri e voi avete le risposte giuste; anche se a volte vi faranno sentire estranei, non è così (“Io vi ho fatti Io vi disfo”, gli dico sempre!). Voi per primi vi dovrete sentirvi reali, e non surrogati. 

I miei figli sono oramai adolescenti, e questo è un capitolo a parte. Abbiamo affrontato due adozioni ex novo, perché l’Italia non aiutava particolarmente (spero sia un po’ cambiata) con la burocrazia. Ma l’abbiamo  fatto con entusiasmo. Questo non deve mai mancare! 

Non posso negare che ci sono momenti faticosi da affrontare: spesso i bambini (io non posso testimoniare su adozione di ragazzi se non per sentito dire) sono indifesi e paurosi; non hanno fiducia; sono bambini dimenticati e frustrati, bambini che magari sono stati abusati, se non fisicamente, sicuramente psicologicamente. Bisogna essere forti e cocciuti. Dare loro affetto, ma saper anche aspettare il loro affetto.

Saranno loro a dover stabilire con voi un rapporto nuovo e non viceversa: al di là del fatto che vi chiameranno subito mamma e papà (che da’ una carica non da poco), è un rapporto che in realtà ha bisogno di parecchie lune per costruirsi. Il vostro bambino spesso farà dei passi indietro. Per esempio il mio secondogenito, preso a tre anni, ha, di sua scelta e dopo un bel po’ di tempo, rimesso il pannolino e chiesto il biberon. Il primogenito, invece, entrato nella nostra famiglia a soli sei mesi mi ha baciato per la prima volta all’età di un anno.  I bambini hanno bisogno di ricrearsi la loro vita con noi, la loro nuova famiglia … non importa a che età vi incontriate. 

 

Fratelli

 

Quando siamo andati per la seconda volta in Colombia siamo stati avvantaggiati: avevamo già un altro bambino di 5 anni e mezzo, un fratello che ci ha aiutato ad accogliere il secondo arrivato. E nonostante tutto, è stata dura per tutti perché ci siamo tutti rimessi in discussione: perché anche se eravamo contenti di allargare la famiglia, stare due mesi in un paese inospitale e comunque straniero non è stato facile; perché avere un marmocchio insopportabile tra i piedi (anche se volutissimo e amatissimo) è stato molto difficile per un bambino di 5 anni, che aveva lasciato i parenti e gli amici che aveva appena imparato a conoscere e ad amare. Mi ricordo ancora che quando abbiamo preso il taxi per andare in aeroporto lui sentenziò: “E’ un paese di m…. e sono tutti str……!!” (mio figlio non ha mai detto e tuttora non dice parolacce ma gli erano fuggite dal cuore). 

Lui è stato prezioso per il fratello; come tutti i fratelli maggiori lo ha aiutato in tutto, gli ha insegnato a sorridere, ad abbracciare, a farsi fare il bagno, a farsi dare le medicine, a ridere come un matto, a correre, ad andare sullo scivolo, a dormire tutti nel lettone stretti stretti. In poche parole gli ha permesso di entrare in famiglia a spada tratta senza ma e senza se… 

 

Ma un ma c’è …

Non vi spaventate se l’inizio è grandioso e poi con il passare del tempo il treno inizia a frenare. Ci sono dei momenti in cui sembra di fare dei passi indietro ma non è così. E’ vero che l’inizio è di solito emozionante, entusiasmante e molto coinvolgente: anche per i piccoli. Poi mano mano che si sentono protetti, amati, e a loro agio, inizieranno ad alzare dei paletti. Forse per metterci alla prova? Forse lo fanno tutti i bambini? Non lo so, i miei figli lo hanno fatto e pazientemente (e a volte non pazientemente) ho affrontato le situazioni. Non ho mai pensato “eh ma loro sono adottati …“. Mai.

I figli non sono cani (a parte che io tutti i miei cani li ho adottati … sarà un vizio). Noi genitori (adottivi e biologici) abbiamo avuto tutto il tempo per pensare di avere un figlio; i genitori adottivi a volte ci mettono anni.

Calcolate che loro (i figli) hanno già subito un abbandono e questo è il solo ed unico punto che ci distingue dai genitori biologici. Loro non hanno avuto le canzoncine e le paroline dolci quando erano nella pancia, e purtroppo nemmeno quando erano nella culla (se hanno avuto una culla); non sono andati neanche all’asilo, e non hanno avuto i nonni accanto… devo continuare? Loro avranno tutto dopo: quindi unica condizione per cercare di farli felici è non abbandonarli mai, né fisicamente né psicologicamente, a costo di essere troppo …. (questo poi è un tema che riguarda gli adolescenti sigh!). 

Mi sono anche resa conto di aver scritto troppo, ma troppo ci sarebbe da dire. Se avete voglia, sono a vostra disposizione e vi farò una breve lista di libri che io ho letto e che sono stati illuminanti.

Buon viaggio nel sole!!!!

8 Comments

    • Maria Grazia Mongiardi

      Ciao Colomba! Scrivo subito a Laura e ti mando la lista. Magari pubblico un post con tutti i libri, cosi possono essere utili a tutti!

  • Maria Stella

    Non ci sono commenti da fare, è un racconto fantastico, dolce-amaro, realistico, che parte dal cuore. Come mamma biologica posso affermare decisamente che, l’impegno e la responsabilità di chiamare alla vita un bambino, non dipendono dall’ averlo partorito, quelli sono solo 9 mesi, ma il quotidiano vissuto intensamente, costruito passo dopo passo con pazienza, divertimento e complicità. Pensa che le mie figlie, fisicamente, sono completamente diverse e mi hanno sempre chiesto se fossero sorelle. La minore non sembra neanche minimamente mia figlia, se fosse stata adottata forse avremmo avuto qualche somiglianza. Ah, dimenticavo, io sono stata adottata 55 anni fa e i miei genitori hanno cercato di nasconderlo per tanto tempo, mentre il mio intuito mi ha portato a capire la situazione già a 10 anni. Siate orgogliosi del percorso intrapreso e dei bambini ai quali permetterete di rinascere.

    • Maria Grazia Mongiardi

      E io non ho parole per rispondere a questo commento!!! se non con un abbraccio e un grazie davvero davvero di cuore!!!!

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